Cosa hanno in comune gli Oasis e i legumi biologici?

Azienda Agricola Biologica Marco Camilli
 

“I’m free to be whatever I, whatever I choose...”, così inizia una delle canzoni più famose degli Oasis, gruppo di Manchester che negli anni ‘90 rappresenta al meglio il movimento Britpop. È il 1996 e i fratelli Gallagher dominano le classifiche con pezzi come “Wonderwall”, “Don’t look back in anger” e “Champagne supernova”. In Italia, invece, Eros Ramazzotti torna alla ribalta con il singolo “Più bella cosa”, che fa cantare tutto lo Stivale. In quello stesso anno, un ragazzo che si è da poco laureato in Farmacia, sceglie di intraprendere un percorso completamente differente. Proprio come la canzone degli Oasis, decide di essere qualunque cosa lui voglia essere. Al diavolo Farmacia, Marco Camilli cambia modello di vita e stabilisce la sua nuova missione: realizzare un’impresa agricola biologica.

Marco non conosce la tradizione contadina, ma ha a disposizione un piccolo appezzamento di proprietà vicino Onano, paese all’estremo nord della provincia di Viterbo. Entra in punta di piedi in questo mondo, basandosi sull'esperienza degli agricoltori locali: acquisisce le cognizioni di base, acquista altri terreni e, soprattutto, inizia a comprare i macchinari necessari per dare vita al suo sogno. Le competenze e le informazioni sulle tecniche di coltivazione le acquisisce anche grazie alla collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università della Tuscia di Viterbo e con l’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile)

 In particolare, l’aspetto della sicurezza alimentare e quello dell’ambiente vengono curati seguendo le tecniche di coltivazione dell’agricoltura biologica e, per questo, tutti i prodotti sono venduti con la regolare certificazione di legge. Al contrario dell’agricoltura convenzionale, nella coltivazione non vengono usati diserbanti, concimi chimici di sintesi o antiparassitari. Non solo, l’eliminazione delle erbe infestanti viene fatta esclusivamente in maniera meccanica e manuale, mentre la disinfestazione post raccolta dei legumi viene eseguita con mezzi naturali, al contrario di come avviene solitamente in altre aziende.

La scelta di coltivare legumi deriva dalla tradizione locale e dalle qualità dei terreni particolarmente leggeri e adatti a questa tipologia di prodotto.

Una menzione speciale la merita l’Antica lenticchia di Onano (varietà a seme grande), famosa per i numerosi premi ricevuti durante il XX secolo e che, grazie al lavoro dell’azienda per la salvaguardia e la valorizzazione di legumi pregiati e di questo specifico biotipo, ha ricevuto nel 2005 il meritato il Premio Slow Food Lazio per la categoria "Artigiani Alimentari".

La parola adesso va al protagonista di tutto ciò: Marco Camilli. Che ha dato la sua estrema disponibilità per rispondere ad alcune delle nostre domande.

Come è nata la scelta di abbandonare Farmacia e di cambiare completamente la sua missione?

“Farmacia aveva sbocchi limitati, non vedevo un grande futuro. La scelta l’ho fatta seguendo una passione: nonostante non ci fosse tradizione agricola in famiglia, era un piacere seguire il corso della natura. Ho fatto una prova, ha funzionato e piano piano siamo andati avanti. Siamo partiti con soli tre prodotti, ora cerchiamo di crescere sempre di più, ma mantenendo la nostra originalità”.

Quali sono le maggiori differenze che ha riscontrato da quando ha iniziato, venticinque anni fa, ad oggi?

“Prima era una fase più pioneristica, c’erano meno persone coinvolte, ora è tutto più commerciale. Questo però è un bene e noi ci teniamo ad essere attenti a ciò che poi porteremo sulle tavole delle famiglie italiane. Si fa più attenzione a ciò che si mangia. È aumentata molto la domanda dei consumatori. Dunque, l’agricoltura biologica è in continua crescita e sono poche le aziende che una volta intrapreso tale stile di agricoltura poi tornano a quello convenzionale. Alla fine dei conti, però, è il consumatore che fa la differenza. C’è anche molta concorrenza con i prodotti esteri, biologici o meno, ma qui in Italia possiamo garantire meno piattume e maggiore biodiversità: è un altro mondo a livello di varietà”.

L’agricoltura biologica, perché sceglierla rispetto all’agricoltura convenzionale?

“È una questione di chimica, da una parte quella della natura e dall’altra quella dell’uomo. Diserbanti, conservanti, antiparassitari e molti altri prodotti sono presenti nell’agricoltura convenzionale, mentre in quella biologica non esistono. Sono operazioni che vengono eseguite tramite prodotti sani e seguono un contesto e un ciclo naturale. Inoltre, va menzionata la trasformazione dei prodotti: alcuni non vengono più trattati dopo il raccolto, al contrario di quanto succede nell’agricoltura convenzionale. In poche parole, noi seguiamo molto di più il ciclo della natura. Nell’ortofrutta convenzionale c’è meno rispetto nei confronti di ciò che poi finisce sulla tavola, ma anche e soprattutto dell’ambiente”.

Quest’anno festeggia un quarto di secolo, da qui ai prossimi venticinque anni come vede il futuro della sua azienda?

“Non ricordavo fosse passato così tanto tempo. L’agricoltura, in ogni caso, si sta trasformando. Cambiano i consumi, a prescindere da questo periodo di lockdown in cui le persone hanno avuto più tempo per stare a casa e cucinare con più piacere rispetto al solito. La tendenza è quella di stare sempre meno ai fornelli e di gustarsi prodotti già pronti. È una questione di comodità, che però si trasforma in anomalia, perché si perde quella tradizione gastronomica italiana. Dobbiamo riflettere su ciò che saranno le sfide future, le modalità di consumo. Da una parte, possiamo notare come i legumi facciano ormai parte della dieta mediterranea. Dall’altra, però, bisogna conciliare questa tendenza a comprare tutto già pronto. Tutto dipende da ogni singola stagione a dal corso di Madre natura. Col tempo vedremo. Si va verso un'agricoltura sempre più sostenibile, più legata all’ambiente. Nel frattempo cerchiamo di sopravvivere”.


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